Piazza Umberto I - Scordia CT

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mercoledì 23 maggio 2018

Nulla è per sempre


Giorno dopo giorno
il tempo, maestro di vita,
insegna nuove lezioni,
rivela verità celate.

Nel gran teatro della vita
s'apre il sipario.
False rappresentazioni
 s'eclissano.
  L'attore, oramai in discussione
in frantumi le sue recitazioni.

@Elvira Nania





domenica 20 maggio 2018

Bolle di sapone


Alcune si dissolvono sul nascere
altre colme di illusioni
vorrebbero resistere
ma fragili, evanescenti,
vivono per un istante e
svaniscono nel nulla.
Altre ancora vagano nell'aria
gonfie di vanità, di superficialità
un alito di vento le spazza via
 sulla terra, solo una goccia d'acqua.



@Elvira Nania

sabato 21 aprile 2018

Curiosità d'arte - L'opera d'arte


Un'opera d'arte è una creazione artistica che nasce dal pensiero umano, da un' ispirazione o dall'imitazione della realtà. 
Nel suo significato più profondo l’opera d’arte è il linguaggio dell' interiorità e dell'animo umano.
Realizzata attraverso una serie di norme conoscitive derivanti dall’esperienza e dalle capacità tecniche dell’artista, l'opera d'arte è considerata tale quando ha una funzione, essenzialmente, culturale, una sua espressione estetica ed una finalità.

Evoluzione storica del concetto di opera d'arte

Nel corso dei secoli l'opera d'arte è stata variamente interpretata a seconda del contesto storico, artistico, culturale e sociale in cui era plasmata.

Nell'antichità classica l'opera d'arte era considerata téchne (ossia, tecnica del saper fare, del saper operare). L'artista, considerato un artigiano, era valutato per le sue capacità tecnico-manuali, operava all'interno di una struttura organizzata detta bottega e l'opera d'arte era il prodotto dell'abilità e dell'esperienza manuale dell'artefice.

In età ellenistica, l'arte assume il valore di entità ispirata alla divinità (éntheon) quindi sacra. Arte intesa come riflesso della bellezza divina interiorizzata dall'artista ed elaborata manualmente attraverso procedimenti tecnici.
Una concezione di arte che si estende fino al Medioevo quando l'artista cessa di essere prevalentemente artigiano e a parità del letterato è considerato un intellettuale, preparato e versatile nelle dottrine umanistiche come nelle scienze. Ora l''artista lavora su committenza, realizza composizioni scultoree e raffigura straordinari cicli pittorici dove l'elemento spirituale supera quello emotivo dello stesso artista.

Nel Rinascimento ritorna l'idea di opera d'arte come imitazione della realtà, si ritorna al gusto classico del passato. L'artista va alla ricerca della bellezza, della perfezione, basta osservare alcune opere dei grandi maestri del tempo, quali la Gioconda di Leonardo da Vinci, la Pietà di Michelangelo, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello Sanzio, etc. etc.
Durante il Rinascimento le opere d'arte si identificavano con le arti del disegno.
Infatti, il disegno, padre di tutte le arti, è ritenuto il principio teorico e pratico che governa l'imitazione della realtà naturale e spirituale. 
Fra le arti del disegno sono comprese le arti cosiddette "maggiori" (pittura, scultura, architettura) e "minori" (arti applicative, miniature, arte del vetro, oreficeria, etc.).

In età barocca, la definizione di arti del disegno viene gradualmente sostituita dal termine accademico di belle arti. Infatti, tale termine nasce in ambiente accademico ed associa l'idea di arte a quella di bellezza. 
La bellezza, in termini artistici e nella teoria classicista è l'elemento fondamentale che distingue un'opera d'arte da oggetti comuni.

Nel Settecento, nell'ambito delle opere d'arte, si riscontra il termine di arti figurative e arti plastiche. Un termine che perdurerà fino al XIX secolo, allorquando verrà introdotto quello di monumento. A quell'epoca, per monumento si intendeva di preferenza, una grande opera architettonica situata in un contesto urbanistico o territoriale. Ma qualche studioso aveva un concetto ben più ampio:  "Monumento si attaglia a una quantità di opere artistiche; e quindi si adopera indifferentemente parlando del più grandioso edificio e della più piccola medaglia" (Quatremère de Quincy, 1842-44).

Verso la fine dell'Ottocento entra in uso il termine opera d'arte mantenuto normalmente fino a oggi e intende designare un manufatto contrassegnato da specifiche caratteristiche, quali il significato del linguaggio, il valore estetico, il carattere individuale o collettivo.
Ogni opera d'arte si distingue da altre forme artistiche per alcuni elementi specifici  tradizionali o innovativi: il materiale, la tecnica, l'iconografia e lo stile. 

A partire dagli anni Cinquanta-Sessanta del Novecento si sono introdotte altre denominazioni relative agli oggetti artistici: arti visive e beni culturali.

Con la prima (arti visive) si è intesa sottolineare l'importanza dell'oggetto visibile e più direttamente l'implicazione nella fruizione. 
Con la seconda (beni culturali) vengono invece indicati tutti gli oggetti che recano il segno della cultura umana (apporto antropologico).

Il concetto di bene culturale che ingloba l'opera d'arte comprende tutti i fenomeni della cultura materiale in una visione parietaria senza alcuna distinzione gerarchica; oltre l'interesse per la ricerca dei valori estetici e formali, l'attenzione si focalizza sul sistema antropologico che esprime le varie forme artistiche. Si sviluppano ulteriormente il rapporto tra le varie forme di produzione, i sistemi di lavorazione, la connessione tra forze sociali e rapporti di produzione tra ideazione ed esecuzione, tra committente e artista. 

Nella storia dell'arte contemporanea il termine bene culturale si introduce in una dimensione ben più ampia, una dimensione collettiva artistica che assume una sua connotazione "patrimoniale". Nasce da qui il termine patrimonio culturale, un insieme di beni culturali di appartenenza ad un gruppo sociale che li custodisce, li conserva, li preserva e li valorizza. 

Ritornando al concetto iniziale di opera d'arte...
oggi per opera d'arte s'intende qualcosa che attraverso le immagini riesce a comunicare sensazioni, emozioni, sentimenti. 
Conserva il suo valore estetico, il suo significato e l'osservatore cerca di interpretarla. 


Elvira Nania 


Continua . . .  




 






sabato 23 settembre 2017

A mia madre "L'ultima carezza"


                                                                                    Improvvisamente il sole tramontò
e il tempo lentamente si fermò.
A passi svelti un'ombra velata avanzava
verso il tuo volto cereo, inerte.
L'ultima mia carezza non sentiva più
il tepore della tua pelle
la tua fronte gelida sapeva già d'eterno.
Tutto intorno taceva, il silenzio
paradossalmente si faceva più assordante
e i ricordi glissavano ogni parola.
Al tuo perpetuo essere
fu l'ultima mia carezza a sussurrarti:
veglia su di noi da lassù e . . .salutami papà.

Guarderò il cielo tutte le volte
che avrò nostalgia di voi
e i miei pensieri racconterò alle amiche stelle...

Elvira Nania
Scordia, 14 Giugno 2017

martedì 13 giugno 2017

"Allegoria del Buono e del Cattivo Governo"


Sala dei Nove - Palazzo Pubblico di Siena


E' una delle prime opere di carattere politico che troviamo nella Storia dell’Arte italiana.
Si tratta di un ciclo di affreschi di inestimabile valore realizzato dal pittore senese Ambrogio Lorenzetti tra il 1337 e il 1340 nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena. 

Era detta Sala dei Nove perché la città di Siena in quegli anni era governata da nove cittadini (il cosiddetto Governo dei Nove) che rimanevano in carica per un periodo di tempo limitato per poi lasciare il posto ad altri nove. 

Ambrogio Lorenzetti (Siena, ca., 1290 – Siena, 1348) fu uno dei più grandi pittori italiani del Trecento.  
Fu attivo dal 1319 fino al 1348 anno in cui probabilmente morì a causa della peste nera che imperversò in tutta Europa tra il 1347 e il 1352 uccidendo un terzo della popolazione europea.




Buon Governo 



Il Governo dei Nove, allora al potere, volle che l’artista rappresentasse da un lato l’Allegoria del Buon Governo e gli effetti positivi che esso produceva: città prospera, decoro, campagne coltivate, lavoro, benessere, ricchezza, serenità etc. etc. . . 
e dall'altro lato l’Allegoria del Cattivo Governo e i suoi effetti negativi subiti dal popolo: degrado urbano, carestia, saccheggi, violenza, aumento di tasse, povertà, malcontento, etc. etc…

L’intento è ben chiaro: solo se l’Amministrazione della Cosa Pubblica opera su principi etici, sociali, giusti e legali, il popolo ne trae beneficio.

Gli effetti del Buono e del Cattivo Governo, rappresentati, facevano un chiaro riferimento ai fatti storici e politici del tempo e intendevano coinvolgere il pubblico in riflessioni individuali e collettive.
                      
Il programma iconografico dell’affresco si articola in quattro scene che coprono tre pareti della Sala e rappresentano uno straordinario esempio di allegoria politica. 

La rappresentazione del Buon Governo (realizzata sulla parete destra della Sala) risulta completamente illuminata da una luce particolare mentre sulla parete immediatamente adiacente sono rappresentati i suoi Effetti benefici versati sulla città di Siena e sulla sua campagna.

Il Buon Governo è rappresentato da un grande saggio monarca seduto in trono ed affiancato da figure allegoriche, quali, la Giustizia, la Temperanza, la Magnanimità, la Prudenza, la Fortezza e la Pace. 
In alto, aleggiano le tre virtù teologali: la Fede, la Speranza e la Carità.




Effetti del Buon Governo 

Nella scena degli  Effetti del Buon Governo abbiamo una veduta prospettica della città di Siena molto decorosa ed ordinata in cui aleggia un clima di serenità. 
Sono rappresentate scene di vita quotidiana, persone intende a svolgere i loro mestieri, in città e nei campi. Si vedono artigiani intenti alle loro opere e muratori impegnati nella costruzione di nuovi edifici. Donne affaccendate da una parte, contadini e allevatori nella campagna. Studiosi, danzatrici, cavalieri e tanti altri personaggi popolano una città pacifica e florida. 
Effetti positivi che solo un Buon Governo può produrre e assicurare. 



Cattivo Governo 

Su un'altra parete, Ambrogio dipinse l’Allegoria del Cattivo Governo e i suoi effetti negativi.

Al centro della scena siede in trono la personificazione della Tirannide, una sorta di mostro con zanne, in contrapposizione al saggio monarca dell'Allegoria del Buon Governo. Il Cattivo Governo è circondato da rappresentazioni allegoriche opposte a quelle del Buon Governo, quali, la Crudeltà, la Discordia, la Guerra, la Perfidia, la Frode, l'ira. 


In alto aleggiano i tre vizi: l'Avarizia, la Superbia e la Vanagloria. 



Effetti del Cattivo Governo


Purtroppo questa scena è in cattivo stato di conservazione, presenta molte lacune e risulta poco leggibile.

Comunque, nella scena degli Effetti del Cattivo Governo, le atmosfere cambiano radicalmente, i colori sono violenti e cupi, i paesaggi desolanti e la città pericolante, si vedono macerie dappertutto, gli atti di violenza e i saccheggi sono all'ordine del giorno.

La tirannia appare come un ibrido diavolo che spoglia la giustizia delle sue prerogative, la piega ai suoi interessi, fregandosene del benessere della collettività. 


In città le case sono sbarrate, soprusi e violenze sono perpetrati da soldati scatenati e nella campagna, ormai arida e abbandonata, nessuno lavora. Si vedono uomini che bruciano case e distruggono villaggi. 

Effetti davvero devastanti prodotti solo da un Cattivo Governo.


Con questo affresco Ambrogio Lorenzetti giunge ad un esito artistico di alta qualità e originalità, infatti nel corso del Trecento non esiste altra pittura di così ampia composizione paesaggistica. 

In fondo, possiamo considerare questo affresco il primo documento pittorico italiano di carattere politico, sociale e paesaggistico. Proprio così, per la prima volta nella Storia dell’Arte italiana appare un paesaggio a sfondo politico e sociale. 
L'Allegoria del Buono e del Cattivo Governo è una grande opera medievale meritevole di uno studio più dettagliato e approfondito, in tutti i suoi aspetti icnografici, allegorici, contenutistici, poiché in tutta la sua rappresentazione allegorica, richiama, ancora oggi, il significato della gestione del potere politico attuale in Italia. 

Uno Stato oramai frammentato, in progressivo degrado, dove aumentano, giorno dopo giorno, in modo esponenziale, la disoccupazione e la povertà, le diseguaglianze economiche e sociali....... Il tutto generato da un Cattivo Governo. 

Si torna alla ricerca di un Buon Governo, della Credibilità, della Consapevolezza, delle Responsabilità Politiche e dei suoi Effetti Benefici sul popolo. 
Almeno così si spera!!

Elvira Nania

domenica 30 aprile 2017

Il “Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo


    Giuseppe Pellizza da Volpedo - Quarto Stato - Museo del Novecento, Milano
1° Maggio 2017, in occasione della Festa dei lavoratori ritengo sia doveroso parlare di un celebre dipinto che possiede, a mio parere, tutte le caratteristiche emblematiche per poter rappresentare questa giornata.  Profondamente significativo non solo nell’ambito artistico ma anche sociale e politico è il Quarto Stato, un capolavoro realizzato tra 1898 e il 1901 dal pittore italiano Giuseppe Pellizza da Volpedo (Volpedo, 1868-1907).
Oggi l’opera è conservata presso il Museo del Novecento di Milano.
Un’opera che nel corso degli ultimi decenni dell’800 ha seguito un percorso di perfezionamento tecnico-artistico e ideologico fino a raggiungere, con pieno successo, la sua vera finalità rappresentativa.

Nel 1892 Pellizza raffigura su una tela, con larghe pennellate, un episodio di sciopero dal titolo Ambasciatori della fame.


                                                   Ambasciatori della fame - Collezione privata


La scena è ambientata a Volpedo, in piazza Malaspina, e ritrae la triste realtà agricola del tempo.  Una manifestazione di protesta, contro  l'aumento del pane, a cui lo stesso autore assistette. L'artista rimase molto impressionato dalla scena, tanto che annotò nel suo diario: "La  questione sociale s'impone; molti si son dedicati ad essa e studiano alacremente per risolverla. Anche l'arte non dev'essere estranea a questo movimento verso una meta che è ancora un'incognita ma che pure si intuisce dover essere migliore a petto delle condizioni presenti". In effetti, il dipinto vuole essere una sorta di denuncia delle misere condizioni in cui vivevano i lavoratori alla fine dell’Ottocento. 
Da questa esperienza Pellizza intraprende il suo percorso artistico e introduce la problematica sociale ma senza esprimere intenzioni politiche ben precise che poi saranno rese più esplicite nell'opera finale (Quarto Stato) così come sarà resa più chiara la schiera retrostante ai personaggi centrali che qui appare confusa e indistinta. 

                                            La Fiumana, Pinacoteca di Brera, Milano


Nel 1898, il nostro autore realizza un’altra opera dal titolo La Fiumana, oggi conservata presso la Pinacoteca di Brera. Il titolo allude alla grande schiera di lavoratori che avanza come un fiume in piena. Di formato più grande, l'opera riporta la stessa tematica sociale della precedente (Ambasciatori della fame) e sostituisce, tra i personaggi centrali, la figura del ragazzo con quella di una donna col bambino in braccio.
Pellizza continua a ritrarre, alle spalle dei tre protagonisti, la stessa folla numerosa, ma più compatta, unita, di persone ancora confuse e indistinte.



Pellizza vuole perfezionare, ma soprattutto, materializzare sempre di più la sua idea, nata da una riflessione sul contesto storico e sociale del tempo. Riprende in modo più realistico la rappresentazione dei fatti e nel 1898 realizza un altro dipinto dal titolo Il Cammino dei lavoratori (oggi, parte di una Collezione privata). Non più una massa simile ad un fiume in piena, ma una schiera ancora più fitta e più distinta, più chiara che avanza con determinazione verso il futuro.

Nel 1901 nasce il Quarto Stato che ripropone lo stesso episodio delle versioni precedenti e ne rafforza il significato. Vuole rappresentare, non solo una scena di vita sociale, uno sciopero o una manifestazione di protesta ma, fondamentalmente, si propone di esaltare il valore della dignità umana e la corsa verso il progresso. Al centro della scena, tra i principali personaggi, raffigurati a misura naturale d’uomo, trova spazio paritario anche una donna scalza con il bambino in braccio che avanza, con atteggiamento imponente e deciso, verso la consapevolezza del proprio volere, del progresso e dell’emancipazione. 
Una marcia inarrestabile di lavoratori che codifica la sintesi del pensiero umano ed artistico, non utopistico ma realistico.

Il dipinto è stato realizzato secondo la tecnica del divisionismo. Non a caso, l’autore scelse di applicare questa tecnica sulla sua tela poiché gli consentiva di accostare i colori puri, senza mischiarli, per rendere più luminosa la composizione artistica.

Inizialmente il quadro non riscosse alcun successo, anzi, suscitò non poche polemiche e critiche tra gli studiosi. Venne venduto nel 1920, dieci anni dopo la morte dell’artista, fu acquistato per sottoscrizione pubblica dalla città di Milano per 50.000 lire. Prima venne esposto presso il Castello Sforzesco, poi dopo una lunga conservazione (durata per tutto il periodo fascista) venne rivalutato e collocato in una sala consiliare di Palazzo Marino.
Dopo il restauro (il dipinto era stato molto danneggiato dal fumo, poiché, nelle sale consiliari si poteva ancora fumare liberamente), iniziò a viaggiare, fu portato a Washington, a Roma e, finalmente, solo negli anni Ottanta, fu stabilita una collocazione fissa a Milano, presso la Galleria d’Arte Moderna da cui, di recente, è stato spostato al Museo del Novecento per una collocazione permanente.

Il Quarto Stato un’opera portatrice di messaggio di solidarietà per l’umanità.

Elvira Nania

lunedì 10 aprile 2017

Dal dir di Dante



Dal Dir Di Dante
Non è una allitterazione 
né un'abbreviazione
ma una mia semplice 
considerazione....

Chissà quanti altri cerchi 
avrebbe aggiunto,
ai giorni nostri, 
Dante Alighieri 
al suo grande Poema 
la "Divina Commedia" 
soprattutto 
nella cantica dell'Inferno!  
Chissà quanti altri ancora . . .

Elvira Nania